Le Figaro: L’Albania, uno dei vigneti più antichi d’Europa; l’esperienza di Wine Explorers

Le magnifiche montagne ripide con cime innevate, le campagne verdi, le spiagge pittoresche e le sue città vivaci, hanno fatto Jean Baptiste Ancelot - Fondatore di Wine Explorers, desiderare più che mai di esplorare questa enigmatica destinazione vinicola nei Balcani, l'Albania.

Le Figaro: L’Albania, uno dei vigneti più antichi d'Europa
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2800 anni di storia in viticoltura

Il viaggio di Ancelot inizia verso il nord dell’Albania. La viticoltura si sviluppò lì dall’VIII secolo A.C. sulla base di vitigni autoctoni che avevano resistito all’era glaciale, rendendo l’Albania uno dei più antichi paesi produttori di vino in Europa. Durante il 17 ° secolo, la produzione di vino rallentò sotto l’influenza dell’Islam, a causa del calo del consumo di bevande alcoliche.

Fu solo nel 1972, durante il dominio comunista, che la produzione di vino albanese raggiunse l’apice, con 20.000 ettari di vigneti coltivati. All’inizio degli anni ’90, fu fondato un istituto di ricerca con un programma di privatizzazione delle terre viticole, al fine di modernizzare la produzione vinicola, migliorare i vitigni locali e stabilire un’economia di mercato. L’inizio di una nuova era per il vigneto albanese e la promessa di grandi scoperte.

Kantina Arbëri, simbolo del rilancio della viticoltura albanese

Il viaggio prosegue a Mirditë, una città di 40.000 abitanti nel nord del paese, dove come consuetudine, non è mancata l’accoglienza calorosa dalla gente del posto, con molti sorrisi e saluti. Questa città è stata visitata nel 2014 da Papa Francesco I, che è venuto a visitare Kantina Arbëri assaggiando alcuni vini.

Benvenuti nella tenuta di Arbëri.

Con 25 ettari situati tra 396 e 640m sul livello del mare, questo vigneto di famiglia ha visto lavorare 3 generazioni di viticoltori. Il microclima della regione, tra il calore del sole mediterraneo e la freschezza delle notti di montagna, consente di coltivare due vitigni autoctoni: Kallmet (rosso) e shesh i bardhë (bianco).

“Mio nonno, che iniziò a piantare negli anni 1920, fu costretto a fermarsi durante il comunismo albanese (1945 – 1991), a causa della collettivizzazione dei vigneti da parte del governo”, afferma Rigers Kaçorri. Nel 1991, dopo la caduta del regime, Fran Kaçorri, suo padre, ebbe il coraggio di riaprire la tenuta di Arbëri ricominciando da zero. Una storia di successo, in cui Rigers è ora coinvolto come enologo.

Kantina Bardha, l’incredibile storia di successo (americana)

Le sorprese del vigneto albanese continuano. Nel centro-ovest del paese, con vista sul villaggio di Marikaj, si trova la cantina Bardha. Una casa superba con architettura italiana, che si erge a 400 m sul livello del mare, dove crescono i vitigni autoctoni mavrud e shesh i zi (rosso) e shesh i bardhë (bianco).

Questa tenuta era il sogno di Ekrem Bardha. Costretto a emigrare negli Stati Uniti a causa del regime comunista negli anni ’50, ha intrapreso l’avventura del McDonald’s e con un insolito senso degli affari, questo instancabile autodidatta è oggi a capo di un piccolo impero (18 franchising). Ma il suo sogno più importante appena caduto il regime, era tornare in Albania e creare lì un vigneto nelle terre della sua infanzia.

Nacque così Kantina Bardha, con un incantevole vigneto, piantato sui pendii, dove le galline vagano in pace tra i filari di viti.

Con non meno di 300 giorni di sole all’anno e terreni adatti, il clima unico della regione offre ai vini un ottimo equilibrio tra acidità (freschezza) e antociani (antiossidanti naturali).

Sulla groppa dell’asino, verso la cantina Kokomani

A metà strada tra Tirana (la capitale, a est) e Durazzo (a ovest), affacciandosi sulle montagne circostanti, che offrono un panorama mozzafiato si trova un altro vigneto creato nel 2008, con una veduta incredibile, da dove si può guardaree anche il mare: Benvenuti nella tenuta dei Kokomani!

Blerim Kokomani, un enologo che ha lavorato in Italia per 13 anni insieme al famoso Andrea Franchetti, prima di tornare in Albania e plasmare lì la tenuta Kokomani. Questo “amante della natura”, come sottolinea la moglie e la figlia, coltiva biologicamente le sue viti. Qui non è necessario l’irrigazione e niente pesticidi.

Qui crescono due tipi di uva dell’Albania: shesh i bardhë (bianco) e shesh i zi (rosso), originario del villaggio di Shesh. Come ammirare il paesaggio dei vigneti Kokomani nel modo più epico? Un tour attraverso i 20 ettari della tenuta sulla groppa di un asino!

Una viticoltura che ha saputo riprendersi dal comunismo.

Il gruppo di Wine Explorers ha avuto il piacere di visitare la tenuta di Çobo, a Ura Vajgurore, nel sud del paese, la quale dimostra che nel secolo scorso, alla fine del regime comunista, sono stati costretti a ricostruire tutto da zero.

“Nonostante una lunga tradizione viticola risalente agli inizi del 1900, la mia famiglia – come molte tenute in tutta l’Albania – fu costretta a interrompere la produzione quando il regime comunista prese il potere nel 1945. Le imprese private non erano ammesse “, dice Muharrem Çobo. Durante questo periodo difficile, le tradizioni del vino erano scomparse. Grazie ai ricordi e alle storie trasmesse dai membri della famiglia che la tenuta di Çobo è stata in grado di rinascere dopo l’arrivo della democrazia albanese nel 1991.

“Abbiamo ravvivato la tradizione e siamo orgogliosi di rilanciare Çobo, attraverso i nostri vigneti, la cantina e il vino che produciamo”.

Oggi, il vigneto Çobo, piantato in terrazze sulle colline circostanti, è probabilmente uno dei siti vitivinicoli più belli del paese.

A fine della sua esperienza esplorando i vigneti albanesi, Jean Baptiste Ancelot dice: “E’ stato solo un inizio, so già che dovrò tornare. Questo viaggio mi ha toccato e devo dire che ne esco cresciuto. L’umiltà e la gentilezza delle persone sono sorprendenti.’

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