Tutto in uno scatto

Due mari, due popoli, un'amicizia intrapolate negli scatti degli studenti di NABA e FORMA di Milano

Due mari, due popoli, un’amicizia intrapolate negli scatti degli studenti di NABA e FORMA di Milano. Impressioni su un viaggio di studio fotografico a Valona di Eleonora Corrias.

Difficilmente capita di incontrare immigrato italiano e sentire da lui esclamazioni razziste. Spesso con un solo sguardo ci si rende partecipi dello stesso pensiero: “tutto il mondo è Paese”. Già, ma il tuo paese è  sempre il miglior posto dove vivere!

Cosi, ci si trova a commentare l’ospitalità della città in cui si vive, il cibo, le usanze per poi paragonarle sempre con le tue origini, che cariche di nostalgia anche solo per il colore della terra, risultano perfette. Questa solidarietà tra migranti di origine italiana e straniera è palese agli occhi dei più. Un albanese lo sa bene che se parla della sua famiglia con un siciliano, sardo, calabrese, napoletano, verrà compreso. È tanta la storia che ci unisce e chi classifica le nostre due Nazioni come “diverse” vuol dire che non ha mai voluto approfondire.

L’Albania come l’Italia!

Eleonora Corrias è una giovane fotografa italiana che mi ha contattato su facebook per chiedermi qualche consiglio su cosa andare a vedere in Albania. Grazie al progetto “Due mari, due popoli, un’amicizia”, insieme al suo gruppo milanese di master in fotografia avrebbe raggiunto le coste di Valona alla scoperta dell’aquila di cui aveva sentito tanto parlare. Voleva sapere tutto. Usanze, musica, luoghi, tutto ciò che con uno scatto poteva ricordargliela anche dopo tanto.

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[Foto: La piazza della Bandiera, (Sheshi i Flamurit), Valona]

Mi ha stupito!

La fierezza in me sembrava volesse esplodere e nello stesso tempo mi sono svuotata di idee. La confusione faceva da padrona. Cosa le consiglio? L’Albania di oggi, quelle da film con i grattaceli ed i locali stupendi o quella di ieri, con la gente di sempre? Niente da fare, non riuscivo a scegliere perciò mi sono buttata sulle usanze, per lo più quella del fidanzamento ufficiale e la bellissima festa dell’estate, “Dita e Verës”, che ogni anno viene celebrata ad Elbasan.  Ho atteso il ritorno di Ele con molto piacere e curiosità. Avrei voluto che la descrizione della gente che le avevo fatto fosse stata perfetta e veritiera. Speravo tanto che una volta in Italia mi scrivesse entusiasta e con il desiderio di tornare…

Il 5 maggio scorso presso  Dopo Lavoro Golab a Milano, gli studenti del I anno del biennio in Design della Comunicazione del NABA di Milano e del Master in Photography and Visual Design del FORMA di Milano, hanno dato vita alla mostra fotografica Valona 2010. Bellissima, nulla di scontato. Si potevano fotografare i lati più belli e malinconici di Valona ma hanno scelto la quotidianità. Le pompe di benzina infinite, le signore che vendono i chewing gum negli angoli della strada, il fruttivendolo  che vende le sigarette ed i sorrisi (a tratti diffidenti) delle nonne che riposano sulle scale davanti alla porta di casa.
Peccato non esser riuscita ad andarci…

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“La mia esperienza in Albania è stata molto positiva, non solo per il paesaggio che ti può regalare, ma soprattutto per le persone che ho incontrato. Non potrò mai dimenticare il calore della gente, le signore che al mercato ti fermano e ti abbracciano come se ti conoscessero da anni. Quel gesto d’affetto e generosità che, ahimè, qui in Italia ormai è raro trovare”. Eleonora Corrias è ritornata a scrivermi. Leggere queste parole mi riempivano di fierezza perché lei non mi ha scritto per raccontarmi dell’andamento dell’economia albanese ma sulla gente.

“I ragazzi che ci hanno accompagnato per i nostri progetti – continua Ele – erano cosi preparati sulla storia del loro popolo ma anche sulla nostra. Andare in Albania è stato un po’ come tornare a casa. Per certi versi mi ha ricordato i paesini che ci sono nella mia Sardegna. Ricordo la chiacchierata con dei simpatici signori che sono stati in Italia per lavoro e che, dopo tanto, sono riusciti a rientrare a casa. Ci hanno raccontato le loro difficoltà nell’adattarsi in un Paese come il nostro ancora pieno di pregiudizi. Come biasimarli, i telegiornali hanno creato i soliti stereotipi che poi diventano difficili da cambiare. Spero solo che le cose prima o poi cambino, che si capisca che non si può fare di tutta l’erba un fascio”.

Ho letto le righe di questa gradita mail con una velocità insolita e poi sono ritornato a leggerla più volte. Ele era riuscita a fotografare con il cuore, aveva visto e osservato con il cuore. Era partita con la voglia di conoscere e senza tanti giri di parole, senza finti buonismi, senza gentile cortesia, mi ha scritto ciò che aveva incontrato e provato durante la sua breve esperienza in Albania.  Valona come la sua Sardegna. L’Albania come l’Italia. Con milioni di storie umane da conoscere e scoprirsi più simili di quanto si pensi.

Osservando le poche foto private che Ele è riuscita a mandarmi si nota sicuramente il bisogno di un impegno continuo nelle infrastrutture e regolamentazione dei suoli pubblici, ma per notarlo bisogna imporsi con uno sguardo tecnico e critico. Se invece ci soffermiamo sulla magia dello scatto che cattura l’attimo per poterlo raccontare negli anni, allora noti la spensieratezza e la voglia di vivere anche la dove per tanti sarebbe un sacrificio. Giovani albanesi d’oggi che fanno i conti con la storia e fanno in modo che influenzi in meglio il proprio futuro. Come coloro che hanno trasformato i bunker in piccoli bar e gelaterie.

“Ho lasciato l’Albania con la speranza di poter tornare presto e poterla scoprire e farla conoscere anche a chi mi sta intorno”, conclude la sua mail la fotografa Eleonora Corrias.

Cara Ele, qualora vorrai scendere anche a Tirana dove il meraviglioso paradosso albanese è più evidente, ho l’onore di ospitarti a casa mia e farti sentire come se fossi nella tua Sardegna.

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